I Consorzi Agrari sono, normalmente, molto attenti ad applicare le leggi ed i contratti per i propri lavoratori dipendenti. Se violassero le norme di legge, si troverebbero di fronte a sanzioni pesanti, anche di natura penale, mentre, se non rispettassero le norme contrattuali, personali o collettive, dovrebbero sopportare scioperi o denunce sindacali.

Così nessun Consorzio si sognerebbe di non iscrivere i propri dipendenti all’assicurazione contro gli infortuni (INAIL) o di non versare i contributi previdenziali. Chi , poi, si azzardasse a licenziare un dipendente senza il rispetto delle norme di legge o collettive, dovrebbe soppoprtare durissime reazioni, con probabile obbligo di riassunzione o di pagamento di somme consistenti.

Anche gli agenti sono tutelati da norme di legge e da dipsosizioni contrattuali, personali e collettive, ma, a quanto pare, sono figli di un dio minore, perché per molti consorzi (intendiamoci, non per tutti: non mancano quelli che rispettano le disposizioni con la massima correttezza) le norme di legge e di contratto a tutela del rapporto di agenzia sono un “optional”.

Abbiamo visto Consorzi che evadono i contributi previdenziali ENASARCO, quelli che non stipulano l’assicurazione infortuni, quelli che risolvono i contratti di agenzia con manovre subdole, quelli che trovano tutte le scappatoie per non pagare le indenità di fine rapporto. Questo per fare un elenco non esaustivo delle gravi violazioni delle norme di legge e di contratto quotidianamente sottoposte alla nostra attenzione.

Alcuni Consorzi vivono nell’illusione di sostenere la loro scassata economia (la cui colpa è attribuibile solo ad una gestione sciagurata) facendo la cresta sui diritti della propria rete di vendita.

Malgrado la rete di vendita sia l’unica vera forza dei Consorzi Agrari: quella che porta quotidianamente l’immagine organizzativa e commerciale dell’azienda – anche quando è inesistente – alla clientela; l’unica sempre disponibile, senza guardare agli orari ed alle festività; l’unica che investe nel Consorzio danaro proprio, con attrezzature, mezzi di trasporto e personale.

In una parola, quella componente dell’organizzazione consortile che, producendo reddito, consente di sostenere tutto l’apparato burocratico, certamente utile, ma solo se integrato in un sistema produttivo organizzato e funzionale: ogni parte dell’organismo deve offrire il proprio contributo per il buon funzionamento del tutto, come insegna il famoso apologo di Menenio Agrippa, senza rivendicare una prevalenza dell’una rispetto alle altre, purchè esista un corpo unico, con unità di intenti e rispetto.

Chi applica le leggi e le altre norme solo perché ha paura di subire le conseguenti sanzioni, è una persona priva di dignità.

Doppiamente privo di dignità è chi addomestica a proprio uso le leggi ed i contratti nella speranza di farla franca e di ritrarre benefici economici per nascondere le proprie incapacità gestionali.

Inadempienza contrattuale equivale a mancanza di rispetto per l’altra parte, ed è, al contempo, un insulto verso i collaboratori e verso se stessi, perché dimostra l’incapacità di fare impresa nel rispetto delle regole.

Violazione i contratti liberamente sottoscritti e le norme di legge, utilizzando l’arma del sul ricatto (perché il contratto è liberamente risolvibile in qualsiasi momento) è dimostrazione di un livello morale infimo, oltre che dimostrazione di incapacità di gestione aziendale.

L’ape Maja