I CONSORZI AGRARI


I Consorzi Agrari sono società cooperative che, per quasi cento anni, sono state rette da una propria legislazione particolare, che ne ha caratterizzato lo sviluppo.

L’evoluzione storica di questo particolare sistema, unico al mondo, ”controllato” da una cooperativa di secondo grado, la Federconsorzi, ha creato un segno profondo  nel tessuto agricolo nazionale, portando nelle campagne non solo prodotti e servizi, ma anche cultura, sia sul piano tecnico che sul piano dell’associazionismo e dello sviluppo.

Ciò è stato possibile grazie ad una rete capillare di punti di vendita, presenti in tutti gli angoli del territorio, gestiti da agenti con rappresentanza e con deposito che, a contatto quotidiano con il mercato e gli operatori, sono stati a fianco degli agricoltori, prestando assistenza qualificata professionalmente, ed offrendo servizi concreti a fronte di tutte le esigenze operative, che, si sa, in agricoltura non conoscono orari o festività.

I rappresentanti dei Consorzi Agrari hanno così saputo riscuotere la stima e la fiducia di tutto il comparto, rendendo possibili le politiche dell’organizzazione e favorendo l’afflusso sul mercato delle idee e delle innovazioni.

 

LINKS

Decreto Legislativo 2 Agosto 2002 n. 220 (in Gazz. Uff., 8 ottobre, n. 236).

Legge 28 ottobre 1999, n. 410 (in Gazz. Uff., 11 novembre, n. 265).Nuovo ordinamento dei consorzi agrari.


Proposta di legge per la modifica della Legge 28 ottobre 1999 n. 410 (in Gazz. Uff., 11 novembre, n. 265) Disegni di legge coordinati n. 1794 e 638.


Documento ANSACAP sulla proposta di riforma dei Consorzi Agrari, presentato il 4 febbraio 2004 in occasione dell’audizione presso la Commissione Agricoltura del Senato della Repubblica.

Poi i punti deboli di questo mondo sono venuti alla luce: probabilmente non sono stati tenuti nella giusta considerazione i grandi problemi di un tessuto socio-economico che richiedeva un diverso approccio con il mercato finanziario, sempre più sofisticato e difficile, in un comparto, come quello agricolo, particolarmente delicato perché legato a mercati sempre più globalizzati e con caratteristiche economiche difficili e contraddittorie.

Forse è mancata una adeguata attenzione alle esigenze dei produttori agricoli, e, in genere del  mondo dell’agroalimentare, che assume, giorno dopo giorno, giuste evoluzioni nel settore dei prezzi e della qualità, per offrire maggiori garanzie al mercato.

Il crollo della Federconsorzi ha portato con sé la rovina di gran parte dei Consorzi Agrari, che sono stati commissariati o  posti in liquidazione coatta amministrativa, con gestione provvisoria.

E’ stato un vero e proprio terremoto che ha imposto interventi legislativi.

La legge 28 ottobre 1999 n. 410 ha disegnato la riforma dei Consorzi Agrari, con un taglio drastico ed essenziale: il primo articolo, abrogando la legge speciale che ne regolava le funzioni e l’operatività, (il D.Lgs 7 maggio 1948 n. 1235), ha collocato i Consorzi Agrari fra le normali cooperative, mantenendo tuttavia diritti sulla denominazione sociale.

Riconoscendo l’importanza di questi enti, per favorirne la ripresa, la legge ha previsto una serie di operazioni societarie agevolate che consentano la ripresa dei Consorzi in liquidazione coatta grazie ad acquisizioni e fusioni con altri Consorzi limitrofi.

Il termine di 36 mesi previsto dalla legge del 1999 per la normalizzazione del settore è stato più volte prorogato (da ultimo al 31 dicembre 2005  con l’art. 12 del D.L. 9 novembre 2004 n. 266, convertito in legge 27 dicembre 2004 n. 306).

In questi cinque anni lo scenario dei Consorzi Agrari ha subito rilevanti modifiche. Ci sono stati accorpamenti e fusioni, che hanno fatto sorgere realtà territorialmente più ampie, si sono registrati successi significativi di Consorzi che sono usciti dal regime concorsuale, ritornando all’amministrazione ordinaria, ma si sono anche viste alcune importanti chiusure.

Il D.Lgs. 2 agosto 2002, n. 220, che ha realizzato la riforma del sistema cooperativo, ha avuto un occhio di riguardo per i Consorzi Agrari, che, come le banche cooperative, non sono soggetti all’onere di provare l’esistenza della mutualità prevalente.

In questo scenario si è sviluppata una iniziativa di alcuni deputati che hanno proposto una riforma alla legge 410/1999, nell’intento di sfruttare al meglio le rilevanti potenzialità della struttura consortile, in grado, secondo i proponenti, di assumere funzioni pubblicistiche, ed essere un volano importante per l’intera economia agricola nazionale.

Il disegno di legge, in discussione da tempo presso la Commissione agricoltura del Senato, ha raccolto pareri contrastanti dalle organizzazioni agricole e dalle varie componenti del mondo consortile.

Anche l’A.N.S.A.C.A.P., nello scorso mese di febbraio, è stata ascoltata dalla Commissione senatoriale, per esprimere la propria opinione sulle linee portanti del disegno di legge.

Nell’audizione, a cui hanno presenziato il Presidente Pierluigi Cavallai ed i Vice-Presidenti Massimiliano Millotti ed Antonio Pinotti, accompagnati dal segretario Paolo Zangarini, è stato presentato e discusso un documento, che illustra la posizione dell’ANSACAP di fronte alla proposta di riforma in discussione.